Home » Servizi e Attività » News » Diagnosi in bachina espatria in Europa

Diagnosi in bachina espatria in Europa

Il protocollo di profilassi sanitaria per immigranti “diagnosi in banchina” diventa modello di studio anche oltr’Alpe. Presso l’Hotel Diodoro della cittadina messinese si è concluso ieri il seminario scientifico dell’A.P.I.F., l’Associazione dei Pneumologi dell’Ile de France, in collaborazione con l’unità operativa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliera Garibaldi di Catania, diretta da Giorgio Santonocito, e con gli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera della città etnea, nell’intento di creare un itinerario comparativo per l’analisi delle patologie infettive, in particolar modo la tubercolosi, nel contesto dei fenomeni migratori, che coinvolgono soprattutto il sud del Mediterraneo e in particolar modo la Sicilia.

La scelta dell’Isola, infatti, non è casuale se si considera l’enorme mole di risorse mobilitate ormai da alcuni anni per la tutela della salute dei migranti e della popolazione isolana. E’ in questa cornice che l’Arnas Garibaldi e l'Usmaf hanno ideato tale protocollo di profilassi, elogiato dal Ministero della Salute e dall’Organizzazione mondiale della sanità, e oggi oggetto di curiosità e attenzione tra la compagine di medici riunitasi a Taormina.

L’incontro è stato aperto dal presidente dell’A.P.I.F., Armine Izadifar, e dal direttore generale dell'Arnas Garibaldi, Giorgio Santonocito, che ha presentato il progetto "Diagnosi in banchina" ed i risultati raggiunti nell'ultimo anno di effettiva sperimentazione del modello: oltre 80 migranti assistiti in Biocontenimento, 12 casi di tubercolosi intercettati. Decine e decine di migranti assistiti fra cui molte donne, diverse partorienti e bambini.

Ha fatto seguito l’intervento di Claudio Pulvirenti, responsabile delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute, che ha esposto ai presenti la macchina sanitaria di prevenzione che ha raggiunto ormai nel capoluogo catanese un grado di efficienza tale da essere additata come esempio. In sinergia con la Croce rossa italiana e la Marina militare, tale modello di accoglienza e di programmazione sanitaria, operativa già al momento dello sbarco sulla banchina del porto, si serve dei mezzi messi a disposizione dall’Arnas Garibaldi, come la metodica di biologia molecolare GeneXpert per la rilevazione di eventuali agenti infettanti, o ancora come i dispositivi di isolamento quali la barella Isoark N36 e la camera di biocontenimento, fondamentali per arginare qualunque vettore infettivo.

“Bisogna partire da un presupposto – ha affermato Pulvirenti - quello che dobbiamo essere noi a cercare la tubercolosi nei migranti in quanto questa non si presenta certo da sola e spesso è pure asintomatica. Per potere agire in questo senso servono risorse, ricerca e professionalità. Tutte cose che in Sicilia abbiamo saputo assemblare adeguatamente, grazie anche alla necessità e alla contingenza. Di fatto siamo stati esempio perfino per l’Organizzazione mondiale della sanità che, alla fin, ha finito per sposare i nostri protocolli”.

Al centro dell’attenzione è stato posto anche il ruolo dell’Unione europea nella gestione del fenomeno migratorio.

“In questi mesi – ha dichiarato Santonocito - abbiamo fatto un grande lavoro, nonostante le esigue risorse economiche a nostra disposizione. Si agisce, infatti, solo grazie ai fondi regionali e ministeriali, mentre dall’Europa non arrivano contributi. Purtroppo, tutto ciò rende possibile interventi in emergenza ben lontani dai ragionamenti sistemici di cui invece si avrebbe davvero bisogno. Ovviamente, occorre sempre guardare con attenzione alle statistiche e alla necessità di programmare i necessari investimenti. In ogni caso, l’Arnas Garibaldi non abbasserà la propria soglia di attenzione, mettendo a disposizione dell’Usmaf i propri mezzi per le attività di prevenzione, di assistenza e di cura dei migranti”.

Al seminario erano inoltre presenti il direttore sanitario aziendale dell’Arnas Garibaldi, Anna Rita Mattaliano, l’ex direttore dell’unità operativa di Pneumologia di Nesima, Saverio Mirabella, la dottoressa Giuseppina Biondi, e il direttore del reparto di rianimazione Pintaudi, uno degli artefici del modello il cui funzionamento, ha spiegato Santonocito è dovuto all'abnegazione di tutti gli operatori della rianimazione, del laboratorio analisi, della radiologia dell'Arnas.


Data ultima revisione: 10 ottobre 2016